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Antonio nacque a Qumans in Egitto intorno al 251, figlio di agiati agricoltori cristiani. Rimasto orfano prima dei vent'anni, con un patrimonio da amministrare e una sorella minore cui badare, sentì ben presto di dover seguire l'esortazione evangelica "Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi e dallo ai poveri" (Mt 19,21). Così, distribuiti i beni ai poveri e affidata la sorella ad una comunità femminile, seguì la vita solitaria che già altri anacoreti facevano nei deserti attorno alla sua città, vivendo in preghiera, povertà e castità.
Si ritirò in una tomba scavata sul fianco di una montagna vicino al luogo natale e visse da eremita. Attorno al 305 fondò una comunità nel Fayum e poco dopo un'altra nel Pispir. Antonio abate è, quindi, il patriarca del monachesimo, pur non dotandolo di regole precise. Divenuto famoso in tutto l'Egitto, la gente correva da ogni dove per chiedergli consiglio. Antonio allora si dedicò a lenire i sofferenti operando, secondo tradizione, "guarigioni" e "liberazioni dal demonio".
Morì più che centenario nel suo eremo sul monte Colztum, vicino al Mar Rosso.
La festa di S. Antonio abate, cade il 17 gennaio. Nell'antica Roma la fine di gennaio era contrassegnata da ricorrenze e cerimonie atte a purificare gli uomini e gli animali, i campi, per propiziarsi gli dei affinché permettessero il regolare rinnovamento delle stagioni. Questi riti pagani della benedizione dei campi sono trasmigrati nel cristianesimo ed ecco gli animali domestici benedetti sui sagrati delle chiese dedicate al santo.
A lui, è associato il bastone a T, tau, e un maiale. Secondo gli studiosi, all'inizio si trattava di un cinghiale, attributo del dio celtico Lug, venerato in Gallia ma che compare anche nelle saghe irlandesi, ritratto come un giovane che tiene tra le braccia questo animale. Poiché le reliquie del santo erano giunte in Francia, i primi cristiani celti trasferirono al santo gli attributi del dio pagano e nelle leggende di sant'Antonio abate ecco che s'inserisce il cinghiale, diventato poi maiale per estirpare il ricordo precristiano, e nascono due leggende per cristianizzare gli emblem: la prima racconta che il cinghiale-maiale fosse il diavolo sconfitto da Antonio resistendo alle tentazioni, la seconda dice che un giorno il santo guarì un maialino e da quel momento questi lo seguì fedele come un cane.
Il fuoco di Sant’Antonio: si sparse la voce che attribuiva al santo la facoltà di guarire l'herpes zoster, grazie al suo dominio sul fuoco, poiché si racconta che sant'Antonio abbia rubato, con l'aiuto del suo maialino, il fuoco all'inferno.
La festa di Sant'Antonio Abate vienne celebrata nei seguenti comuni della Maremma Laziale:
- Cellere
- Canino
- Monte Romano
- Montalto di Castro
- Tarquinia
- Tuscania
Ulteriori info
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