Non han sì aspri sterpi né sì folti
quelle fiere selvagge che 'n odio hanno
tra Cecina e Corneto i luoghi colti.
Così
Dante (Inferno, XIII, 7) individuava i confini tra Cecina e Tarquinia, già conosciuta come Corneto.
Anche la cultura popolare, attraverso la canzone, ha fatto un ritratto della Maremma, ma come terra della malaria, del lavoro stagionale malpagato, degli stenti e delle sofferenze che caratterizzavano la vita in queste terre fino a non moltissimo tempo fa. Così recita
Maremma amara:
Tutti mi dicon Maremma, Maremma...
Ma a me mi pare una Maremma amara
L'uccello che ci va perde la penna
Io c'ho perduto una persona cara.
Sia maledetta Maremma Maremma, sia maledetta Maremma e chi l'ama
Chi va in Maremma e lassa l'acqua bona
Perde la dama e mai piú la ritrova,
Chi va in Maremma e lassa la montagna
Perde la dama ed altro non guadagna.
Sia maledetta Maremma Maremma, sia maledetta Maremma e chi l'ama.
Vinta la malaria e il latifondo, la Maremma mostra ancora oggi la sua natura di terra aspra, dai forti contrasti e dai colori particolarmente affascinanti. Inoltre i territori protetti, il Parco Naturale della Maremma e la zona archeologica di Vulci tra i più importanti, hanno permesso di mantenere pressoché intatto l'ambiente.