Il Parco di Vulci (nei comuni di Canino e Montalto di Castro) presenta un panorama
completo del mondo etrusco: città,
necropoli santuari, il Museo Archeologico
Nazionale, in cui sono raccolti i reperti
vulcenti dal 2500 a.C.al I secolo a.C.,
il Castello medievale della Badia, con il
ponte, la Tomba François, e il tumulo
della Cuccumella.
Il Castello della Badia
Sede dal 1975 del Museo Nazionale Etrusco, le prime notizie del quale risalgono all’anno 809. È un’abbazia benedettina fortificata,
sorta come avamposto monastico a difesa dalle incursioni saracene. Intorno al 1100 risale l’attuale assetto del Castello, che negli anni
successivi fu centro di contese fra gli Aldobrandeschi, Di Vico e il comune di Orvieto. Nel 1649 rientrò nei possedimenti della Camera Apostolica,
che nel 1808 lo cedette al Principe Luciano Bonaparte. Nel 1855 la fortezza fu acquisita dal Principe Torlonia, e alla caduta dello Stato della
Chiesa il Castello fu tenuto in stato di abbandono fino al 1960, quando, ceduto allo Stato, fu oggetto di restauri che permisero di allestirvi
il Museo Archeologico Nazionale di Vulci.
Parco Archeologico - Naturalistico di Vulci
Castello della Badia
Il Ponte della Badia
Costruzione alta circa 30 metri, risalente al periodo etrusco
e ampliato in epoca romana, nacque dall'esigenza di collegare la città di Vulci (sulla riva nord del fiume Fiora,
attualmente nel terriotorio di Montalto di Castro) con la sua
necropoli (sulla riva sud del fiume Fiora, attualmente nel territorio di Canino) e per consentire il passaggio dell'Aurelia. La leggenda vuole che il ponte sia stato realizzato dal diavolo in una notte, per questo ancora oggi non è raro sentirlo chiamare
“Ponte del Diavolo”.
Il Parco Naturalistico
Il Parco, del quale l’antica città di Vulci rappresenta il cuore pulsante, sorge nel cuore della Maremma Laziale in un territorio solcato dal fiume Fiora
che scorre verso il mare con un precorso ricco di cascate e rapide, tra pareti a strabiombo. Le sue rive ospitano fasce di bosco ripariale costituite
prevalentemente da pioppi, ontani, salici, aceri campestri, sambuchi ed olmi; arbusti di cisto, alloro, erica, marruca lentisco e mirto.
La fauna costituita da cinghiali, volpi, tassi, istrici e diversi tipi di rettili.
Le acque, ricche di pesci, consentono ad aironi cinerini, garzette, anatre e aironi rossi di sostare in primavera ed autunno;
infine lungo le sponde del fiume è possibile vedere il merlo acquaiolo e la lontra, considerati indicatori dei corsi d’acqua puliti.
• Nel parco naturalistico archeologico di Vulci gli ospiti potranno "leggere" in modo nuovo la ricca flora del parco.
Lungo i sentieri che conducono al laghetto del Pellicone, alla valle del Fiora e all'area archeologica sono stati collocati
dei pannelli che spiegano come le diverse piante del parco sono state interpretate nella mitologia, nell'arte e nella cultura del passato.
Quando visitare
Il Parco è aperto tutto l'anno, tutti i giorni della settimana, dalle 10.00 al crepuscolo.
Come visitare
Due sono le modalità con cui è possibile visitare il Parco:
• in completa indipendenza per godersi una piacevole giornata in un luogo ricco di storia e di bellezze artistiche e naturali seguendo i percorsi
segnalati e consigliati;
• usufruendo del servizio di accompagnamento didattico scegliendo fra le proposte consigliate o chiedendo,
sempre entro le 48 h precedenti all’arrivo, un itinerario alternativo da costruire insieme.
Oltre ai consueti percorsi, si organizzano, su prenotazione, trekking della durata di circa sette
ore, visite in mountain bike o a cavallo .
Inoltre è possibile visitare l'area urbana di notte apprezzando il
suggestivo gioco di luci che illuminano i monumenti.
Info e Prenotazioni
Call Center: 0766-879729 (ore 9.00 - 17.00) dal lunedì al venerdì.
Fax 0766-879024 info@vulci.it
www.vulci.it