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H.B. STENDHAL
 

Henry Beyle Stendhal, il grande romanziere francese, nel 1830 venne nominato console a Civitavecchia, in questo periodo si dedicò molto all’archeologia e fu così colpito dalla suggestione degli scavi etruschi a Tarquinia, che ne parlava continuamente nelle sue lettere e articoli, vantandosi anche di conoscere ben undici teorie sull’origine delle tombe etrusche.
Fu proprio durante il suo soggiorno in Maremma che si dedicò alla stesura di numerose importanti opere come "Il Rosso e il Nero", considerato il suo capolavoro, e "Ricordi d'egotismo".

LA VITA

Stendhal, pseudonimo di Henry Beyle, è uno dei più importanti scrittori francesi, autore fra l’altro de “Il Rosso e il Nero” e “La Certosa di Parma”. Nacque il 23 gennaio 1783 in una rispettabile famiglia di Grenoble. A sette anni perse la madre e da bambino molto sensibile, si rivoltò contro il padre, la zia e il precettore e partecipò appassionatamente agli avvenimenti della Rivoluzione di cui Grenoble fu la culla. Trovò rifugio presso il nonno materno che gli impartì una buona educazione. Cominciò nel 1800 la carriera militare e raggiunse l'Armata d'Italia. Il nostro Paese lo affascinò e, in particolar modo, Milano lo incantò immediatamente; resterà per lui «la beauté parfaite». Ma l'esercito lo annoiò e si dimise nel 1802, pensando di intraprendere la carriera di autore drammatico. Si stabilì allora a Milano dove rimase sette anni e nel 1814, sotto lo pseudonimo di Louis César Alexandre Bombet, scrisse il suo primo libro Vies de Haydn, de Mozart et de Métastase.
Viaggiò spesso per l'Italia e nel 1837 scrisse un lungo articolo su “Les Tombeaux de Corneto”, che fu pubblicato postumo nel 1853 sulla “Revue des Deux Mondes”. A Tarquinia scoprì tra l’altro un personaggio storico, Adriano Castelleschi Cardinal di Corneto al tempo dei Borgia, che possedeva tutto il fascino per catturare la sua immaginazione e passione per l’italiantà. Lo descrisse infatti in “Promenades dans Rome”.
Morì improvvisamente a Parigi nel 1842 durante una visita in patria, ma era sicuramente intenzionato a tornare in Maremma, poiché si era raccomandato al domestico di mantenere in ordine il suo appartamento in Italia e soprattutto il fucile che adoperava per andare a caccia a Tarquinia.