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“Qui rise l’Etrusco, un giorno, coricato, cogli occhi a fior di terra, guardando la marina.
E accoglieva nelle sue pupille il multiforme e silenzioso splendore della terra fiorente e giovane,
di cui aveva succhiato il mistero gaiamente, senza ribrezzo e senza paura, affondandoci le mani e il viso…”
Così parlava il poeta della sua Tarquinia, dove nacque, culla della sua infanzia favolosa e insolita, la abbandonò da molto giovane ma
rimase sempre legato da un intenso rapporto d’amore e odio.
Lontano da Tarquinia, Cardarelli era assalito da grande nostalgia, si è sempre sentito un uomo senza radici, così frequentemente la evocava
nelle sue poesie e prose. La memoria della sua infanzia e della sua focosa gioventù, sono i temi essenziali delle sue opere, come “La Civita,
Corneto, Roma”.
A Tarquinia è possibile visitare la casa natale del poeta in Via Santa Lucia Filippini.
Vincenzo Cardarelli, il cui vero nome era Nazareno, nacque a Tarquinia nel maggio del 1887, da giovane praticò diversi mestieri e
studiò in modo irregolare. Quando morì il padre, nel 1905, abbandonò il paese natale e un anno dopo si stabilì a Roma,
privo di una regolare istruzione e in cerca di fortuna, si accostò agli ambienti socialisti iniziando un’attività giornalistica che
lo portò alla redazione dell’”Avanti!”. Iniziò la relazione amorosa con la scrittrice Sibilla Aleramo che finì nel 1912,
intanto proseguì nelle sue intense seppure disordinate letture, pubblicò lo scritto “Metodo Estetico” e le prime poesie sparse e
nel 1929 vinse il Premio Letterario Bagutta per il libro “Il Sole a picco”.
Cardarelli è stato soprattutto il creatore di uno stile. Morì a Roma nel 1959, ma riposa a Tarquinia, nel cuore della civiltà etrusca,
secondo la volontà espressa nel testamento.
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